Disturbi del sonno: intervista alla dott.ssa Giovanna Russo neurologa, esperta in Disturbi del Sonno AIMS

Dall’insonnia alle apnee notturne, passando per parasonnie e igiene del sonno: la Dott.ssa Giovanna Russo racconta il ruolo del neurologo nella diagnosi dei disturbi del sonno e spiega perché è importante non sottovalutare questi segnali.

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I disturbi del sonno non riguardano solo la respirazione, ma spesso coinvolgono direttamente il sistema nervoso centrale, influenzando funzioni fondamentali come memoria, comportamento e vigilanza.

In molti casi, condizioni neurologiche come narcolessia, epilessia, parasonnie, insonnie o disturbi del ritmo circadiano possono manifestarsi proprio durante il sonno, rendendo fondamentale una valutazione specialistica approfondita.

La medicina del sonno è oggi una materia multidisciplinare, in cui la collaborazione tra pneumologi, neurologi, cardiologi, otorinolaringoiatra e odontoiatri consente di individuare con precisione la causa dei disturbi e impostare un trattamento mirato.

In questa intervista, la Dott.ssa Giovanna Russo, Neurologa, Esperta in medicina del sonno AIMS (Associazione Italiana Medicina del Sonno) e referente dell’area neurologica dei disturbi del sonno presso il centro Sonnocare, approfondisce il ruolo del cervello nei disturbi del sonno e spiega quando è necessario rivolgersi a uno specialista.

Guarda l’intervista completa qui sotto e scopri quando il sonno può essere il segnale di un problema neurologico.

 

 

Di seguito riportiamo la trascrizione completa della conversazione con la Dott.ssa Giovanna Russo. Un confronto dedicato ai principali disturbi del sonno, ai fattori che influenzano il riposo e all’importanza di una diagnosi specialistica corretta.

Tempo di lettura della trascrizione: 5 minuti

 

 

Dottoressa Russo, partiamo dal suo percorso professionale. Come mai ha scelto la neurologia?

«È una domanda abbastanza complessa. Ho scelto la neurologia perché ho sempre desiderato studiare il sistema nervoso. In realtà inizialmente volevo fare la psichiatria, poi sono stata indirizzata verso la neurologia. Fin dai primi anni mi sono occupata di neurofisiopatologia, cioè della branca che studia il funzionamento del sistema nervoso centrale e periferico.»

 

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Di cosa si occupa nello specifico?

«Mi occupo di elettroencefalografia, elettromiografia, potenziali evocati e polisonnografia. Dal 1998, anno in cui ho conseguito l’esame come esperto in disturbi del sonno, mi occupo prevalentemente di queste problematiche.»

 

Come nasce il suo interesse per il settore del sonno?

«È nato grazie al consiglio del mio professore dell’epoca, che era molto appassionato di sonno e decise di indirizzarmi verso questa strada. Successivamente andai al San Raffaele di Milano per studiare e fare pratica, soprattutto nell’interpretazione degli esami polisonnografici, e da allora ho continuato a lavorare in questo ambito.»

 

A distanza di anni è soddisfatta della scelta fatta?

«Moltissimo. I disturbi del sonno sono molto interessanti dal punto di vista clinico e soprattutto molto frequenti nella popolazione. Purtroppo sono spesso poco conosciuti, sottovalutati o trattati in maniera inadeguata, perché molte persone pensano di poter curare autonomamente un’insonnia.»

 

Quindi non è corretto sottovalutare questi disturbi?

«No, assolutamente. È fondamentale fare una diagnosi corretta.»

 

Come avviene oggi la diagnosi dei disturbi del sonno? Quali le patologie più frequenti?

«Ogni disturbo richiede un approccio diverso. Secondo la classificazione internazionale dei disturbi del sonno del 2014 esistono circa 60 patologie, suddivise in sei grandi categorie. Le più comuni sono le insonnie, i disturbi respiratori del sonno, i disturbi del ritmo circadiano, le parasonnie e i disturbi motori associati al sonno. Ognuna di queste condizioni richiede una diagnosi specifica e un trattamento appropriato.»

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Tra queste, l’insonnia è la più diffusa?

«Sì. In particolare parliamo di insonnia cronica quando il disturbo si manifesta almeno tre volte a settimana per un periodo di almeno tre mesi.»

 

Esistono diverse forme di insonnia?

«Certamente. L’insonnia può essere iniziale, intermedia o terminale, e ogni forma deve essere indagata in maniera accurata.»

 

Quanto conta la storia clinica del paziente nella diagnosi?

«È fondamentale, come per tutte le patologie. Bisogna valutare la storia clinica e familiare del paziente, ma anche le sue abitudini quotidiane. Ad esempio, la presenza in famiglia di sonnambulismo o narcolessia può indicare una predisposizione. Anche l’insonnia può avere una componente familiare.»

 

Anche lo stile di vita può influenzare il sonno? Quali comportamenti possono peggiorare la qualità del sonno?

«Moltissimo. Lo stile di vita è importante capire a che ora il paziente va a dormire, quando si sveglia e cosa fa durante la giornata, perché molte abitudini influenzano direttamente il sonno notturno. Mangiare troppo tardi, assumere alimenti difficili da digerire, bere alcolici, bevande contenenti caffeina o teina. Anche il cioccolato è un eccitante. Inoltre fare attività fisica intensa nelle ore serali può aumentare i livelli di vigilanza a causa della produzione di adrenalina.»

 

Anche l’orario della cena è importante?

«Sì. Cenare troppo tardi può peggiorare il sonno, soprattutto in chi soffre di reflusso gastroesofageo. Durante la notte, in posizione distesa, il reflusso può favorire risvegli notturni.»

 

Parliamo dei disturbi respiratori del sonno. Quali sono i principali?

«Abbiamo le apnee ostruttive del sonno, le apnee centrali e le forme di ipoventilazione.»

 

Perché questi disturbi non devono essere sottovalutati?

«Perché, oltre alla frammentazione del sonno e alla desaturazione, nel lungo termine possono provocare alterazioni cardiovascolari importanti, come ipertensione, infarto e ictus. Per questo devono essere sempre diagnosticati e trattati correttamente.»

 

Dottoressa Russo, se dovessimo prendere dieci persone dalla popolazione generale, secondo lei più della metà dorme male?

«Parlando dei disturbi del sonno in generale, direi tantissime persone. I disturbi del sonno sono molto frequenti e cambiano anche in base all’età.»

 

In che modo cambiano nelle diverse fasi della vita?

«Nei bambini prevalgono soprattutto le parasonnie, come il pavor nocturnus e il sonnambulismo. Possono esserci anche forme di epilessia frontale notturna, cioè crisi epilettiche che si manifestano prevalentemente durante il sonno.

Nell’età adulta, invece, prevalgono soprattutto i disturbi respiratori del sonno, ma anche disturbi motori come la sindrome delle gambe senza riposo, la cosiddetta RLS – Restless Legs Syndrome – oppure i movimenti periodici degli arti inferiori, che spesso possono essere collegati anche ad altre patologie generali.

Nell’età anziana, invece, possono comparire in alcuni soggetti i disturbi comportamentali del sonno REM, i cosiddetti REM Behavior Disorders, caratterizzati da movimenti e comportamenti motori anomali durante il sonno REM. In alcuni casi questi disturbi possono precedere malattie neurodegenerative.»

 

Quindi possiamo dire che oggi si dorme peggio rispetto al passato?

«Sì, sicuramente il nostro stile di vita accentua questi problemi. Lo stress, l’ansia, il fatto di essere sempre connessi e continuamente esposti agli schermi incidono moltissimo sulla qualità del sonno.»

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Anche smartphone e televisione possono influenzare il sonno?

«Assolutamente sì. La luce blu degli schermi mantiene elevato il livello di attenzione. Tenere il cellulare sul comodino, magari utilizzarlo fino a pochi minuti prima di dormire, oppure avere la televisione in camera da letto, sono tutte abitudini scorrette.»

 

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Quali sono quindi le regole corrette per dormire meglio?

«Bisognerebbe seguire le cosiddette regole di igiene del sonno, evitando gli schermi almeno un’ora prima di andare a dormire e dedicandosi realmente al riposo.»

 

“Dedicarsi al riposo” sembra quasi una cosa insolita oggi…

«In realtà è fondamentale, perché il sonno è una funzione essenziale per il nostro organismo. Durante il sonno avviene la consolidazione dei ricordi e soprattutto la riparazione cellulare. Inoltre viene prodotto l’ormone somatotropo, cioè l’ormone della crescita, che nei bambini favorisce lo sviluppo e negli adulti contribuisce alla riparazione dei tessuti. Mi viene in mente una frase che diceva sempre mia nonna: “I bambini quando dormono non si devono svegliare, perché crescono”. In fondo aveva ragione… Sì, assolutamente. Magari non conosceva i meccanismi scientifici, ma il concetto era corretto.»

 

Come si chiamava sua nonna?

«Giovanna.»

 

Allora salutiamo la nonna Giovanna, ovunque sia. Direi che è un bellissimo modo per chiudere questa chiacchierata. Dottoressa Russo, è stato davvero un piacere averla con noi.

«Anche per me, grazie.»

 

Noi la  salutiamo e speriamo di riaverla presto per un nuovo approfondimento dedicato ai disturbi del sonno.

«Con molto piacere.»

 

Presso il centro Sonnocare è presente un’area dedicata alla valutazione dei disturbi neurologici del sonno, con un approccio multidisciplinare orientato alla diagnosi e al trattamento delle principali patologie del sonno in età adulta e pediatrica.

L’area neurologica si occupa in particolare di:

  • insonnia cronica
  • parasonnie
  • narcolessia
  • disturbi del movimento nel sonno
  • sindrome delle gambe senza riposo (RLS)
  • disturbi comportamentali del sonno REM
  • epilessia notturna
  • disturbi del ritmo circadiano

Attraverso visite specialistiche ed esami diagnostici come la polisonnografia, è possibile individuare le cause dei disturbi del sonno e impostare percorsi diagnostici e terapeutici personalizzati.

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Sonnocare è un centro che si occupa di Medicina del Sonno specializzato nella cura dei disturbi del sonno. Il centro svolge attività ed esami per la diagnosi e la definizione dell’iter terapeutico delle principali patologie del sonno. Se ha bisogno di prenotare un esame scrivici o chiama direttamente la nostra segreteria al numero +39 081 3779573.          

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