Sonnolenza diurna: OSAS, narcolessia o ipersonnia? Come orientare la diagnosi differenziale

In presenza di sonnolenza diurna è importante fare una diagnosi differenziale con altre patologie per impostare la terapia migliore per il paziente.
dott.ssa Ginevra del Giudice, Pneumologa Esperta in Disturbi del Sonno

Esplora l'argomento▪SONNO ▪ DISTURBI DEL SONNO ▪ APNEA NOTTURNA ▪ APNEA NOTTURNA BAMBINI

Paziente assonnata affetta da sonnolenza diurna che deve fare diagnosi differenziale

La sonnolenza diurna rappresenta uno dei motivi più frequenti di consultazione in medicina del sonno, ma anche uno dei sintomi più complessi da interpretare. Nella pratica la sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS) costituisce una delle prime ipotesi diagnostiche, soprattutto se il paziente riferisce russamento o presenta fattori di rischio cardiovascolare. Tuttavia, la presenza di eccessiva sonnolenza diurna richiede spesso una diagnosi differenziale perché non è esclusivamente un sintomo di OSAS ma può presentarsi anche in altre patologie del sonno.

Dietro una difficoltà persistente a mantenere la vigilanza possono, infatti, nascondersi condizioni molto diverse tra loro, come la narcolessia, l’ipersonnia idiopatica, una deprivazione cronica di sonno, disturbi del ritmo circadiano oppure patologie neurologiche, endocrine o psichiatriche. Ciascuna di queste richiede un iter diagnostico specifico e un trattamento differente.

Per il medico di medicina generale e per lo specialista è quindi fondamentale impostare per la sonnolenza diurna una corretta diagnosi differenziale evitando sia il rischio di sottovalutare un disturbo respiratorio del sonno, sia quello di ritardare il riconoscimento di una patologia neurologica meno frequente ma potenzialmente invalidante. La polisonnografia, il Multiple Sleep Latency Test o altri esami possono aiutare a identificare il disturbo per questo dovrebbero essere richiesti quando esiste un fondato sospetto clinico.

1. La sonnolenza diurna nel contesto clinico
2. Quando per la sonnolenza diurna eseguire una diagnosi differenziale
3. Segni e sintomi da valutare
4. Esami indicati per capire la causa di una sonnolenza diurna e fare una diagnosi differenziale

5. Errori frequenti nella diagnosi della sonnolenza e nella diagnosi differenziale
6. Quando inviare il paziente a uno specialista
7. Il ruolo di Sonnocare nel percorso diagnostico-terapeutico
8. Domande frequenti su sonnolenza diurna e diagnosi differenziale

La sonnolenza diurna nel contesto clinico

La sonnolenza diurna eccessiva, anche detta Excessive Daytime Sleepiness o EDS, è definita come l’incapacità di mantenere un adeguato livello di vigilanza durante il giorno, con una tendenza involontaria ad addormentarsi in situazioni nelle quali normalmente si dovrebbe rimanere svegli. Si tratta di un sintomo e non di una malattia, identificarne la causa rappresenta il primo obiettivo del percorso diagnostico.

Nella popolazione generale la sonnolenza viene spesso attribuita a ritmi di vita intensi o alla mancanza di riposo. Sebbene queste siano cause frequenti, nella pratica clinica è importante considerare che l’impulso ad addormentarsi può essere il primo segnale di un disturbo del sonno ancora non diagnosticato oppure la manifestazione di una patologia neurologica o sistemica. Per questo motivo è importante in presenza di sonnolenza diurna effettuare una diagnosi differenziale, che consente di capire se si soffre di OSAS o di altre condizioni come la narcolessia o l’ipersonnia idiopatica. In ogni caso una diagnosi precoce è determinante per migliorare la qualità di vita del paziente e ridurre il ritardo diagnostico.

Quando la sonnolenza diventa un sintomo da approfondire

Sentirsi assonnati dopo una notte insonne o in seguito a un periodo di intenso stress è una risposta fisiologica dell’organismo. Diverso è il caso di un paziente che riferisce di dormire un numero adeguato di ore ma continua a manifestare un bisogno irresistibile di riposarsi durante il giorno. La sonnolenza merita un approfondimento quando persiste per settimane o mesi, interferisce con il lavoro, con lo studio o con la guida, oppure quando si associa ad altri sintomi suggestivi di un disturbo del sonno. Il paziente in questi casi può riferire di addormentarsi facilmente durante una riunione, mentre legge un libro o come passeggero in automobile. Nei casi più severi gli episodi di addormentamento possono verificarsi anche durante attività che richiedono attenzione costante.

Per il clinico è importante comprendere non solo quanto il paziente abbia sonno, ma come questa sonnolenza si manifesta. La modalità di insorgenza, la distribuzione nell’arco della giornata e l’eventuale beneficio ottenuto dopo un breve sonnellino possono già orientare verso specifiche ipotesi diagnostiche.

Sonnolenza diurna diagnosi differenziale con stanchezza: perché è importante distinguerle

Uno degli equivoci più frequenti riguarda l’utilizzo dei termini sonnolenza e stanchezza come se fossero sinonimi. In realtà descrivono condizioni differenti e orientano il medico verso percorsi diagnostici diversi.

La stanchezza, o fatigue, è caratterizzata da una riduzione dell’energia fisica o mentale. Il paziente si sente affaticato, riferisce difficoltà nello svolgere le normali attività quotidiane e una ridotta capacità di concentrazione, ma non manifesta necessariamente la tendenza ad addormentarsi. Questo sintomo è comune in molte malattie croniche, nelle endocrinopatie, nell’anemia, nelle patologie infiammatorie e nei disturbi dell’umore.

La sonnolenza diurna eccessiva, invece, è definita da una reale propensione al sonno. Il paziente riferisce di dover contrastare continuamente il bisogno di addormentarsi e, nei casi più importanti, può avere episodi di sonno involontario. Riconoscere questa differenza è fondamentale, perché indirizza il sospetto verso un disturbo del sonno piuttosto che verso altre condizioni internistiche.

Le principali cause della sonnolenza diurna

Non c’è un’unica causa di sonnolenza diurna per questo la diagnosi differenziale è molto rilevante per inquadrare bene il problema. L’OSAS rappresenta la causa più frequente di sonnolenza diurna nell’adulto, ma non è certamente l’unica. Tra le cause neurologiche assumono particolare importanza la narcolessia e l’ipersonnia idiopatica, entrambe classificate tra i disturbi centrali dell‘ipersonnolenza. In questi casi il problema non dipende dalla presenza di apnee, ma da un’alterazione dei meccanismi che regolano il ciclo sonno-veglia.

La diagnosi differenziale deve inoltre considerare anche situazioni come la restrizione cronica del sonno, il lavoro su turni, i disturbi del ritmo circadiano, l’assunzione di farmaci sedativi, il consumo di alcol e alcune patologie sistemiche o neurologiche. È proprio questa varietà di possibili cause a rendere indispensabile un approccio strutturato, nel quale la valutazione clinica precede sempre la scelta degli esami diagnostici.

Torna all’indice

 

Hai bisogno di uno specialista del sonno?

Contattaci al:

Quando per la sonnolenza diurna eseguire una diagnosi differenziale

La sonnolenza diurna eccessiva è un sintomo che richiede un approfondimento quando diventa persistente, interferisce con le normali attività quotidiane o si associa ad altri elementi suggestivi di un disturbo del sonno. In questa fase, l’obiettivo del medico non è formulare immediatamente una diagnosi, ma raccogliere gli indizi che consentano di orientare il sospetto clinico e scegliere il percorso diagnostico più appropriato.

Il primo strumento diagnostico è l’anamnesi seguito da una valutazione clinica accurata che permette di individuare pazienti che necessitano di un approfondimento specialistico tramite esami strumentali.

Anamnesi: può aiutare a inquadrare la sonnolenza diurna dal punto di vista diagnostico

L’anamnesi non ha solo il compito di definire le caratteristiche della sonnolenza che coinvolge il paziente ma consente anche di raccogliere informazioni circa le abitudini del soggetto e l’eventuale presenza di sintomi notturni. Domande mirate permettono di capire da quanto tempo è presente il disturbo, se la sonnolenza è comparsa gradualmente o improvvisamente e in quali momenti della giornata tende a manifestarsi. Infatti, un paziente che riferisce di addormentarsi sistematicamente durante attività passive, come leggere o guardare la televisione, presenta un quadro diverso rispetto a chi lamenta episodi improvvisi di sonno anche durante attività che richiedono attenzione.

Ti potrebbe interessare anche:   Jet lag: sintomi e cause della sindrome del fuso orario

L’anamnesi dovrebbe inoltre approfondire la qualità del riposo notturno. Dormire molte ore non significa necessariamente dormire bene: un sonno frammentato da ripetuti risvegli o da eventi respiratori può compromettere la vigilanza diurna anche se la durata del riposo appare adeguata.

In questa fase è importante coinvolgere, quando possibile, anche il partner o un familiare in quanto molti pazienti non sono consapevoli di russare, di avere pause respiratorie durante il sonno o di presentare comportamenti anomali notturni che possono invece essere riferiti da chi condivide la stanza.

Quali fattori aumentano il sospetto di un disturbo del sonno

La raccolta dei fattori di rischio contribuisce a definire la probabilità che la sonnolenza sia legata a un disturbo respiratorio del sonno oppure a un’altra condizione. Nel sospetto di OSAS assumono particolare rilevanza:

  • Il russamento abituale
  • L’obesità
  • L’aumento della circonferenza del collo
  • L’ipertensione arteriosa, il diabete mellito di tipo 2
  • Le malattie cardiovascolari.

Diverso è il caso di un giovane adulto che riferisce sonnolenza importante fin dall’adolescenza, in assenza di russamento o fattori di rischio respiratori. In tale contesto il sospetto dovrebbe estendersi anche ai disturbi centrali dell’ipersonnolenza, evitando di attribuire i sintomi esclusivamente a stress, ansia o cattive abitudini di sonno.

Quando è opportuno approfondire la sonnolenza diurna per fare una diagnosi differenziale

Non tutti i pazienti che lamentano sonnolenza necessitano di uno studio del sonno. Esistono però alcune situazioni nelle quali è consigliabile proseguire il percorso diagnostico. La presenza di colpi di sonno durante la guida, episodi di addormentamento involontario sul lavoro o durante attività quotidiane rappresenta un segnale che non dovrebbe essere sottovalutato. Lo stesso vale per una sonnolenza che persiste nonostante una durata di sonno apparentemente adeguata o sufficiente o che si associa a russamento abituale e pause respiratorie osservate.

Anche la comparsa di sintomi neurologici, come episodi di improvvisa perdita del tono muscolare, paralisi del sonno o allucinazioni al momento dell’addormentamento o del risveglio, richiede un approfondimento specialistico, poiché può orientare verso una narcolessia. L’utilizzo di strumenti validati, come la Epworth Sleepiness Scale (ESS), può essere utile per quantificare soggettivamente la sonnolenza e monitorarne l’evoluzione nel tempo. È importante ricordare, tuttavia, che questi questionari hanno una funzione di supporto e non sostituiscono il giudizio clinico.

Torna all’indice

 

Il miglioramento del sonno passa anche da piccoli supporti, se utilizzati nel modo corretto.

Scopri le opzioni disponibili.

Approfondisci
Shop Sonnocare - Tutti i prodotti per il sonno.

Il miglioramento del sonno passa anche da piccoli supporti, se utilizzati nel modo corretto

Shop Sonnocare - Tutti i prodotti per il sonno.

Scopri le opzioni disponibili

Shop Sonnocare

 

Segni e sintomi da valutare

Dopo l’anamnesi il passo successivo consiste nell’interpretare i sintomi nel loro insieme. Sebbene OSAS, narcolessia e ipersonnia idiopatica abbiano in comune la presenza di sonnolenza diurna, il modo in cui questa si manifesta possono orientare la diagnosi differenziale già durante la prima visita. Nessun segno clinico, considerato isolatamente, è sufficiente per formulare una diagnosi, questi dovrebbero essere considerati insieme ai fattori di rischio e al contesto clinico del paziente.

Quando pensare all’OSAS

Il quadro clinico dell’OSAS è spesso caratterizzato da un insieme di sintomi diurni e notturni. Il russamento abituale rappresenta il segno più conosciuto, ma assume un reale significato clinico soprattutto quando è associato a pause respiratorie osservate dal partner, risvegli improvvisi con sensazione di soffocamento o sonno non ristoratore. Durante il giorno il paziente può lamentare sonnolenza, riduzione della concentrazione, difficoltà di memoria, irritabilità e cefalea mattutina. Non è raro che riferisca un progressivo peggioramento delle performance lavorative o della qualità di vita prima ancora di riconoscere il problema respiratorio.

Si sottolinea che l’assenza di una marcata sonnolenza non esclude una forma clinicamente significativa di OSAS. Alcuni pazienti, soprattutto anziani o con importanti comorbilità cardiovascolari, possono presentare un quadro respiratorio severo pur riferendo sintomi diurni modesti.

Quando sospettare una narcolessia

La narcolessia dovrebbe essere presa in considerazione quando la sonnolenza è intensa, persistente e si manifesta con episodi improvvisi di addormentamento difficili da controllare. Un elemento particolarmente suggestivo è rappresentato dalla cataplessia, cioè un’improvvisa perdita del tono muscolare provocata da emozioni intense, come il riso, la sorpresa o la rabbia, senza perdita di coscienza. Anche se non tutti i pazienti ne sono affetti, la sua presenza orienta fortemente il sospetto diagnostico.

Altri sintomi caratteristici comprendono la paralisi del sonno e le allucinazioni ipnagogiche o ipnopompiche, fenomeni che derivano da un’alterata regolazione del sonno REM. È importante ricordare che la diagnosi di narcolessia è spesso ritardata di diversi anni perché questi sintomi vengono inizialmente interpretati come manifestazioni psicologiche o legate allo stress.

Quando considerare un’ipersonnia idiopatica

L’ipersonnia idiopatica è meno frequente rispetto all’OSAS, ma rappresenta una diagnosi da considerare nei pazienti con sonnolenza persistente non spiegata da altre condizioni. A differenza della narcolessia, il sonnellino diurno offre generalmente un beneficio limitato o assente. Il paziente riferisce spesso un bisogno di dormire molte ore durante la notte e una marcata difficoltà al risveglio, con una sensazione di confusione e rallentamento che può protrarsi anche per diverse ore. Proprio perché i sintomi sono meno specifici, questa condizione può essere facilmente confusa con depressione, sindrome da stanchezza cronica o semplice predisposizione a dormire più del normale. Una corretta diagnosi richiede quindi un’attenta esclusione delle altre cause di sonnolenza.

Ulteriori condizioni che in presenza di sonnolenza diurna necessitano di una diagnosi differenziale

La diagnosi differenziale non si esaurisce con i disturbi del sonno. Patologie endocrine, neurologiche e internistiche possono manifestarsi con sonnolenza o con sintomi che il paziente descrive come “stanchezza continua”. Alcune condizioni che determinano tale condizione sono:

  • Ipotiroidismo
  • Anemia
  • Insufficienza renale cronica
  • Malattie neurodegenerative
  • Disturbi dell’umore 

Anche la terapia farmacologica merita sempre attenzione. Benzodiazepine, antidepressivi sedativi, antipsicotici, antiepilettici, oppioidi e alcuni antistaminici possono contribuire in modo significativo alla comparsa della sonnolenza diurna. Una revisione critica della terapia in corso rappresenta quindi un passaggio fondamentale prima di attribuire il sintomo a un disturbo primitivo del sonno.

Torna all’indice

 

Esami indicati per capire la causa di una sonnolenza diurna e fare una diagnosi differenziale

Dopo aver raccolto l’anamnesi e valutato i segni clinici, il medico per approfondire ulteriormente la situazione potrebbe prescrivere degli esami specifici. Si ricorda che non esiste un unico test in grado di diagnosticare tutte le cause di sonnolenza diurna: la scelta dipende sempre dal sospetto clinico. Richiedere un’indagine non adeguata può ritardare la diagnosi, aumentare i costi e rendere più complesso il percorso del paziente.

Gli accertamenti, quindi, dovrebbero essere scelti in base al quadro clinico e alla probabilità pre-test della patologia sospettata, evitando di utilizzare la polisonnografia o altri esami come strumenti di screening indiscriminato.

Quando è indicata la polisonnografia

La polisonnografia rappresenta l’esame di riferimento per la diagnosi dei disturbi respiratori del sonno. Nei pazienti con elevata probabilità di OSAS non complicata può essere appropriato un monitoraggio cardiorespiratorio domiciliare. La polisonnografia completa, eventualmente eseguita anche in laboratorio o in setting dedicati, trova invece indicazione quando il quadro clinico è più complesso, nei pazienti con sospetta patologia neurologica del sonno, nelle forme respiratorie particolarmente severe o quando un precedente esame non è risultato conclusivo. L’obiettivo non è soltanto confermare la presenza di eventi respiratori, ma comprenderne la gravità, le caratteristiche e il loro impatto sulla qualità del sonno.

Perché la saturimetria notturna non è sempre sufficiente

La saturimetria notturna è uno strumento semplice e facilmente accessibile, ma presenta limiti importanti che devono essere conosciuti. L’esame registra esclusivamente l’andamento della saturazione di ossigeno durante il sonno e può evidenziare desaturazioni compatibili con un disturbo respiratorio. Tuttavia, non permette di distinguere il tipo di evento, non documenta i risvegli correlati allo sforzo respiratorio e non fornisce informazioni sulla struttura del sonno.

Ti potrebbe interessare anche:   CPAP, BiPAP, ventilatori polmonari: cosa sono e come funzionano

Un risultato normale non esclude quindi la presenza di OSAS, soprattutto nelle forme lievi o nei pazienti in cui prevalgono micro-risvegli senza significative desaturazioni. Allo stesso modo, un’alterazione della saturazione richiede sempre un’interpretazione clinica e, nella maggior parte dei casi, un approfondimento mediante polisonnografia. Per questo motivo la saturimetria dovrebbe essere considerata un esame complementare e non un’alternativa allo studio polisonnografico quando il sospetto clinico è elevato.

Quando è indicato il Multiple Sleep Latency Test

Quando il sospetto diagnostico si orienta verso una narcolessia o un’altra ipersonnia centrale, il percorso cambia completamente. In questi casi, dopo aver escluso un disturbo respiratorio del sonno o altre condizioni che possano giustificare la sonnolenza, il test di riferimento è il Multiple Sleep Latency Test (MSLT). L’esame misura la velocità con cui il paziente si addormenta durante una serie di sonnellini programmati e valuta l’eventuale comparsa precoce del sonno REM.

Il test deve essere eseguito secondo protocolli standardizzati preferibilmente dopo una polisonnografia completa, così da evitare interpretazioni errate dovute a un sonno insufficiente o frammentato. 

Altri accertamenti utili

In alcuni casi può essere necessario completare l’iter diagnostico con ulteriori analisi. Ad esempio gli esami ematochimici che consentono di escludere cause sistemiche di sonnolenza, come anemia, disfunzioni tiroidee o alterazioni metaboliche. Nei pazienti con sospette patologie neurologiche, invece, possono essere indicati approfondimenti specialistici o indagini neuroradiologiche.

L’obiettivo rimane sempre quello di costruire un percorso diagnostico personalizzato, evitando accertamenti inutili e concentrandosi sulle analisi realmente utili per rispondere al quesito clinico.

Torna all’indice

 

Errori frequenti nella diagnosi della sonnolenza e nell’esame differenziale

La sonnolenza diurna è un sintomo comune, ma proprio per questo può essere interpretata in modo superficiale. Alcuni errori ricorrono frequentemente nella pratica clinica e possono determinare ritardi diagnostici o trattamenti non appropriati. I più diffusi sono:

  • Attribuire la sonnolenza esclusivamente alle OSAS, in quanto non si può fare diagnosi solo da un sintomo.
  • Sottovalutare il ruolo dei farmaci e delle comorbilità. Per questo motivo è consigliabile effettuare un’anamnesi approfondita informandosi circa le terapie che il soggetto sta seguendo e le patologie di cui soffre.
  • Richiedere esami non appropriati, ad esempio basare la diagnosi solamente sulla saturimetria, oppure effettuare un MSLT senza aver effettuato una polisonnografia completa.

Torna all’indice

 

Quando inviare il paziente a uno specialista

L’invio a un centro di medicina del sonno è consigliabile quando la sonnolenza diurna rimane inspiegata dopo la valutazione iniziale o quando il quadro clinico suggerisce la presenza di un disturbo respiratorio o neurologico del sonno.

Dovrebbero essere indirizzati a un percorso specialistico i pazienti con sonnolenza persistente associata a russamento abituale, pause respiratorie osservate, risvegli con sensazione di soffocamento o sonno non ristoratore. Una valutazione specialistica è indicata anche nei soggetti con sospetta narcolessia, episodi di cataplessia, paralisi del sonno o altre manifestazioni suggestive di un disturbo centrale dell’ipersonnolenza. L’approccio multidisciplinare consente di individuare il test più appropriato e di interpretarne correttamente i risultati, evitando ritardi diagnostici e trattamenti non necessari.

Torna all’indice

 

Il ruolo di Sonnocare nel percorso diagnostico terapeutico

Capire la causa della sonnolenza diurna richiede competenze specifiche e la disponibilità di esami differenti, da selezionare in base al sospetto clinico e alle caratteristiche del paziente. Sonnocare supporta medici e specialisti nell‘inquadramento diagnostico dei disturbi del sonno, attraverso valutazione clinica, polisonnografia domiciliare, polisonnografia completa e percorsi terapeutici personalizzati.

In presenza di un sospetto clinico di disturbo respiratorio o neurologico del sonno, può essere utile indirizzare il paziente a un percorso specialistico di medicina del sonno per definire l’esame più appropriato e impostare un iter diagnostico-terapeutico basato sulle più recenti evidenze scientifiche.

Torna all’indice

 

Domande frequenti su sonnolenza diurna e diagnosi differenziale

La sonnolenza diurna è sempre causata dall’OSAS?

Sebbene la sindrome delle apnee ostruttive del sonno rappresenti una delle principali cause patologiche di eccessiva sonnolenza diurna nell’adulto, non è l’unica. La diagnosi differenziale comprende anche narcolessia, ipersonnia idiopatica, deprivazione cronica di sonno, disturbi del ritmo circadiano, effetti collaterali di farmaci e numerose patologie neurologiche, endocrine o psichiatriche. Per questo motivo è importante che il percorso diagnostico parta sempre da una valutazione clinica completa.

Quando è indicata una polisonnografia in presenza di sonnolenza diurna?

La polisonnografia è indicata quando il quadro clinico suggerisce un disturbo del sonno, in particolare in presenza di russamento abituale, pause respiratorie osservate, sonno non ristoratore, sonnolenza diurna persistente o sospetto di altri disturbi respiratori o neurologici del sonno. La scelta tra polisonnografia domiciliare e polisonnografia completa dipende dalle caratteristiche del paziente e dal sospetto diagnostico.

La saturimetria notturna può sostituire la polisonnografia nella diagnosi di sonnolenza diurna?

La saturimetria notturna può fornire informazioni utili sull’andamento della saturazione di ossigeno durante il sonno, ma non registra molti dei parametri necessari per diagnosticare un disturbo respiratorio del sonno. In presenza di un sospetto clinico di OSAS o di altre patologie del sonno, la polisonnografia rimane l’esame di riferimento.

Come distinguere narcolessia da OSAS?

Entrambe le condizioni possono manifestarsi con sonnolenza diurna, ma presentano caratteristiche differenti. Nell’OSAS sono frequenti russamento, pause respiratorie notturne e sonno frammentato. La narcolessia, invece, può associarsi a cataplessia, paralisi del sonno, allucinazioni ipnagogiche e improvvisi episodi di addormentamento. Una corretta diagnosi richiede una valutazione specialistica e, quando indicato, l’esecuzione di esami specifici come polisonnografia e Multiple Sleep Latency Test (MSLT).

Torna all’indice

 

Hai bisogno di uno specialista del sonno?

Contattaci al:

Fonti e riferimenti

Exzessive Tagesschläfrigkeit: Ursachen, Differentialdiagnosen und Untersuchungsmethoden [Excessive daytime sleepiness: etiology, differential diagnosis and diagnostic procedures].Högl B, Poewe W. Wien Klin Wochenschr. 2001 Apr 17;113(7-8):278-84. German. Erratum in: Wien Klin Wochenschr 2001 Jun 15;113(11-12):472. PMID: 11383389. [PubMed]

Evaluation of daytime sleepiness. Moldofsky H. Clin Chest Med. 1992 Sep;13(3):417-25. PMID: 1521410. [PubMed]

Evaluation of the Sleepy Patient: Differential Diagnosis.10.1016/j.jsmc.2020.02.004. PMID: 32386691. [PubMed]

Narcolepsy. Feldman NT. South Med J. 2003 Mar;96(3):277-82. doi: 10.1097/01.smj.0000056655.15660.42. PMID: 12659360. [PubMed]

Disorders of excessive daytime sleepiness–an update. El-Ad B, Korczyn AD. J Neurol Sci. 1998 Jan 8;153(2):192-202. doi: 10.1016/s0022-510x(97)00291-8. PMID: 9511878. [PubMed]

 

 

Sonnocare è un centro che si occupa di Medicina del Sonno specializzato nella cura dei disturbi del sonno. Il centro svolge attività ed esami per la diagnosi e la definizione dell’iter terapeutico delle principali patologie del sonno. Se ha bisogno di prenotare un esame scrivici o chiama direttamente la nostra segreteria al numero +39 081 3779573.          

SCRIVICI

 

dott. Ginevra del Giudice

dott.ssa Ginevra del Giudice
Pneumologo, Esperto in Disturbi del Sonno.

La Dott.ssa Ginevra Del Giudice è Medico Chirurgo, specialista in Pneumologia ed Esperta in Disturbi del Sonno AIMS (Associazione Italiana Medicina del Sonno) nonché Esperta in Disturbi Respiratori del Sonno AIPO-ITS. È iscritta nel Registro Nazionale degli Esperti in Disturbi Respiratori del Sonno AIPO-ITS ed in quello degli Esperti in Disturbi del Sonno AIMS.

Ha conseguito il Master Universitario di II livello in “Pneumologia interventistica” presso Università Politecnica delle Marche. Dottore di ricerca in “Medicina Interna e Immunologia Applicata”.
Membro ERS (European Respiratory Society), AIPO e AIMS.

È autore di diverse pubblicazioni scientifiche per riviste nazionali ed internazionali. ​​

Related Posts