Apnea notturna: sintomi, rischi, diagnosi e trattamenti
L’apnea notturna è un disturbo frequente, spesso sottovalutato, ma oggi diagnosticabile e trattabile con percorsi clinici efficaci
dott.ssa Ginevra del Giudice, Pneumologa Esperta in Disturbi del Sonno 
L’apnea notturna è uno dei principali disturbi respiratori del sonno. Si manifesta con episodi ripetuti di riduzione o interruzione del respiro durante la notte, spesso associati a russamento, cali dell’ossigenazione, microrisvegli e sonno frammentato.
Molti pazienti arrivano alla diagnosi dopo anni di sintomi sottovalutati: stanchezza al risveglio, sonnolenza durante il giorno, difficoltà di concentrazione, cefalea mattutina o risvegli con sensazione di soffocamento. In altri casi è il partner a notare le pause respiratorie nel sonno.
L’apnea notturna non deve essere considerata solo un disturbo del riposo. Quando è significativa e non trattata, può avere conseguenze su apparato cardiovascolare, metabolismo, attenzione, sicurezza alla guida e qualità della vita. Per questo è importante riconoscerla e inserirla in un corretto percorso diagnostico-terapeutico.
1. Che cos’è l’apnea notturna
2. Tipi di apnea notturna
3. Perché l’apnea notturna non è solo russamento
4. Sintomi e segnali da non sottovalutare
5. Cause e fattori di rischio
6. Rischi per la salute
7. Quando rivolgersi a uno specialista
8. Diagnosi: polisonnografia e altri esami
9. Terapie e gestione nel tempo
10. Il percorso clinico Sonnocare
11. Approfondimenti: patente, bambini e condizioni associate
12. Domande frequenti sull’apnea notturna
Che cos’è l’apnea notturna
L’apnea notturna è una condizione in cui il respiro si interrompe o si riduce più volte durante il sonno. La forma più frequente è l’apnea ostruttiva del sonno, detta anche OSAS, in cui le vie aeree superiori tendono a chiudersi temporaneamente mentre il paziente dorme.
Durante questi episodi il flusso d’aria si riduce, l’ossigenazione può calare e il cervello attiva brevi risvegli di difesa, spesso non percepiti dal paziente. Il risultato è un sonno meno continuo, meno ristoratore e più instabile.
Esistono anche forme di apnea centrale del sonno, nelle quali il problema non è l’ostruzione meccanica delle vie aeree, ma un’alterazione del controllo neurologico del respiro. In alcuni pazienti possono essere presenti forme miste o quadri più complessi, soprattutto in presenza di patologie cardiache, neurologiche, respiratorie o terapie farmacologiche specifiche.
Tipi di apnee notturne
Le apnee notturne non sono tutte uguali. Rientrano nei disturbi respiratori del sonno e vengono classificate in base al meccanismo che provoca la riduzione o l’interruzione del respiro durante il sonno.
La forma più frequente è l’apnea ostruttiva del sonno, detta anche OSA o OSAS . In questo caso le vie aeree superiori si restringono o si chiudono temporaneamente durante il sonno, mentre il paziente continua a compiere uno sforzo respiratorio. È la forma più spesso associata a russamento intenso, pause respiratorie osservate dal partner e sonno frammentato.
L’apnea centrale del sonno è meno frequente e dipende da un’alterazione del controllo respiratorio da parte del sistema nervoso centrale. Possono inoltre esistere forme miste, in cui eventi ostruttivi e centrali coesistono nello stesso paziente.
Distinguere il tipo di apnea è importante perché la scelta del trattamento cambia in base al quadro clinico, alla gravità del disturbo, alle comorbidità e ai risultati dell’esame del sonno.
Perché l’apnea notturna non è solo russamento
Il russamento è un sintomo molto comune, ma non sempre indica una malattia. Diventa più sospetto quando è intenso, abituale, associato a pause respiratorie, risvegli improvvisi, sonnolenza diurna o riduzione della qualità del sonno.
La differenza clinica è importante: il russamento semplice può essere un disturbo fastidioso, mentre l’apnea notturna comporta episodi ripetuti di alterazione del respiro. In questo caso il problema non riguarda solo il rumore, ma la stabilità della respirazione e dell’ossigenazione durante il sonno.
Per questo motivo non è corretto trattare il russamento con soluzioni generiche senza aver escluso un disturbo respiratorio del sonno. Prima di scegliere rimedi, dispositivi o terapie, è necessario capire se il paziente russa soltanto o se presenta vere apnee ostruttive del sonno. Per approfondire il rapporto tra russamento e apnee, è utile distinguere il russamento semplice dal russamento associato a pause respiratorie.
Sintomi più frequenti dell’apnea notturna
I sintomi dell’apnea notturna possono comparire durante la notte e durante il giorno. Tra i più frequenti rientrano russamento abituale, pause respiratorie osservate dal partner, risvegli con senso di soffocamento, sonno agitato, sudorazione notturna e bisogno di urinare più volte durante la notte.
Durante il giorno il paziente può avvertire sonnolenza diurna, stanchezza persistente, difficoltà di concentrazione, irritabilità, calo della memoria, cefalea mattutina o sensazione di sonno non ristoratore. In alcuni casi il paziente non riferisce una vera sonnolenza, ma descrive riduzione dell’energia, calo della performance o peggioramento dell’umore.
È importante sapere che i sintomi possono variare da persona a persona. Alcuni pazienti con apnea notturna significativa non si sentono particolarmente assonnati, mentre altri arrivano alla valutazione specialistica per colpi di sonno, difficoltà alla guida o forte riduzione della qualità della vita.
Cause e fattori di rischio
L’apnea ostruttiva del sonno dipende da più fattori. L’aumento di peso, la distribuzione del grasso a livello del collo e dell’addome, alcune caratteristiche anatomiche delle vie aeree superiori, la posizione supina durante il sonno e il consumo di alcol o sedativi possono favorire il collasso delle vie respiratorie.
Anche età, sesso maschile, menopausa, familiarità, ipertensione, diabete, reflusso, ostruzione nasale, alterazioni cranio-facciali e alcune patologie neuromuscolari o endocrinologiche possono aumentare il rischio. Nei bambini, invece, il quadro va valutato con criteri specifici e può essere collegato anche a tonsille e adenoidi, sviluppo cranio-facciale, obesità pediatrica o disturbi respiratori associati. Per il bambino è preferibile fare riferimento alla pagina su apnea pediatrica e polisonnografia ai bambini.
Un approccio moderno non si limita a dire che “l’apnea dipende dal peso”. Il peso è un fattore importante, ma non l’unico. Esistono pazienti normopeso con apnea notturna clinicamente rilevante e pazienti obesi con quadri diversi per gravità, ossigenazione, sonnolenza e risposta alla terapia. Nei pazienti con sovrappeso o obesità può essere utile approfondire il rapporto tra apnee notturne, sovrappeso e obesità.
Rischi per la salute
Quando l’apnea notturna è moderata o severa e non viene trattata, può contribuire a peggiorare diversi aspetti della salute. Le ripetute desaturazioni, i microrisvegli e l’attivazione del sistema nervoso simpatico possono influenzare pressione arteriosa, frequenza cardiaca, metabolismo e qualità del sonno.
L’apnea notturna è spesso associata a ipertensione arteriosa, ipertensione notturna, fibrillazione atriale, cardiopatia ischemica, ictus, diabete tipo 2, obesità e sindrome metabolica. Per approfondire il legame tra apnee e malattie cardiovascolari è importante considerare il disturbo come possibile fattore di rischio o di peggioramento, soprattutto nei pazienti già fragili.
Un altro aspetto rilevante è la sicurezza. La sonnolenza diurna e la riduzione dell’attenzione possono aumentare il rischio di incidenti stradali o lavorativi. Per questo, in presenza di colpi di sonno, sonnolenza alla guida o riduzione marcata della vigilanza, è opportuno non rimandare la valutazione specialistica. Nei casi in cui il paziente guidi per lavoro o abbia dubbi medico-legali, può essere utile consultare l’approfondimento su apnea notturna e patente di guida.
Quando fare una valutazione specialistica
È consigliabile rivolgersi a un medico esperto in medicina del sonno quando il russamento è abituale e associato a pause respiratorie, sonnolenza diurna, risvegli con senso di soffocamento, cefalea mattutina, ipertensione difficile da controllare o sonno percepito come non ristoratore.
La valutazione è particolarmente importante nei pazienti con obesità, malattie cardiovascolari, diabete, aritmie, patologie respiratorie croniche, disturbi neurologici o sospetta ipoventilazione notturna. In questi casi la scelta dell’esame deve essere più attenta, perché non tutti i test hanno lo stesso valore diagnostico in tutti i pazienti.
La diagnosi non dovrebbe basarsi solo su questionari, app, smartwatch o saturimetri domestici. Questi strumenti possono suggerire un problema o aiutare a orientare il sospetto, ma non sostituiscono una valutazione clinica e un esame del sonno adeguato. Per una panoramica più ampia si può consultare la pagina su diagnosi dei disturbi del sonno.
Come si diagnostica: polisonnografia e altri esami
L’esame di riferimento per diagnosticare l’apnea notturna è la polisonnografia o, nei casi appropriati, una polisonnografia cardiorespiratoria domiciliare. L’esame registra parametri respiratori e cardiovascolari durante il sonno, come flusso respiratorio, movimenti toraco-addominali, saturazione di ossigeno, frequenza cardiaca, russamento e posizione corporea.
La polisonnografia a domicilio permette di valutare il numero di eventi respiratori, la loro gravità, le desaturazioni e la distribuzione degli eventi durante la notte. Uno dei parametri più utilizzati è l’AHI, cioè l’indice di apnee e ipopnee per ora di sonno o di registrazione. Il dato numerico, però, deve sempre essere interpretato insieme ai sintomi, alle comorbidità e al quadro clinico generale.
In alcuni casi può essere indicata una polisonnografia completa con registrazione neurologica del sonno, soprattutto se sono presenti insonnia severa, sospetto di altri disturbi del sonno, movimenti anomali, parasonnie, disturbi neurologici, sonnolenza non spiegata o quadri respiratori complessi. Per comprendere le differenze tra polisonnografia, saturimetria e pulsossimetria è utile valutare il contesto clinico e non solo il singolo dato strumentale.
Quando la saturimetria non basta
La saturimetria notturna può mostrare cali dell’ossigeno durante la notte, ma non sempre è sufficiente per diagnosticare o escludere un’apnea notturna. Alcuni pazienti possono avere eventi respiratori significativi con desaturazioni limitate, mentre altri possono presentare cali di ossigeno legati a patologie respiratorie o cardiache diverse.
Per questo motivo, in presenza di sintomi suggestivi, la saturimetria deve essere interpretata dal medico e non considerata un test conclusivo. Quando il sospetto clinico rimane alto, può essere indicata una polisonnografia cardiorespiratoria o una polisonnografia completa.
Terapie disponibili e gestione nel tempo
Il trattamento dell’apnea notturna dipende dalla gravità del disturbo, dai sintomi, dalle comorbidità e dalle caratteristiche del paziente. Nei casi lievi o selezionati possono essere utili perdita di peso, riduzione dell’alcol serale, attività fisica, terapia posizionale e correzione di fattori che peggiorano l’ostruzione delle vie aeree.
Nei casi moderati o severi, o quando sono presenti sonnolenza importante e rischi cardiovascolari, la terapia più utilizzata è la CPAP per apnea notturna, un dispositivo che eroga aria a pressione positiva attraverso una maschera per mantenere aperte le vie aeree durante il sonno. La CPAP non “cura” anatomicamente l’apnea, ma la controlla quando viene usata correttamente.
Altre opzioni possono includere dispositivi di avanzamento mandibolare, percorsi odontoiatrici, terapia posizionale strutturata, valutazione ORL, chirurgia in casi selezionati, ventilazione non invasiva nei pazienti con ipoventilazione o quadri complessi. La scelta deve essere personalizzata e rivalutata nel tempo. Per una visione generale è utile leggere la pagina sul trattamento dell’apnea del sonno. Nei pazienti selezionati può essere valutato anche il dispositivo MAD.
Apnea notturna e CPAP
La CPAP è una delle terapie più utilizzate per l’apnea ostruttiva del sonno, ma richiede un percorso di adattamento. Maschera, pressione, comfort, umidificazione, eventuali perdite d’aria e tolleranza notturna influenzano molto l’aderenza alla terapia.
Per questo la terapia non dovrebbe essere vissuta come semplice consegna di un dispositivo. Il paziente deve essere seguito nel tempo, con controlli clinici e tecnici, per verificare efficacia, utilizzo reale, sintomi residui ed eventuali difficoltà. Per capire meglio il funzionamento della terapia è utile approfondire CPAP come funziona.
Il percorso clinico Sonnocare
Sonnocare affronta l’apnea notturna come parte di un percorso di medicina del sonno, non come semplice esame isolato. Il primo passaggio è l’inquadramento del paziente: sintomi, fattori di rischio, comorbidità, terapie in corso, qualità del sonno e impatto sulla vita quotidiana.
In base al quadro clinico viene individuato l’esame più appropriato: polisonnografia cardiorespiratoria domiciliare, polisonnografia completa, saturimetria in casi selezionati o visita specialistica. Dopo l’esame, la refertazione permette di definire la presenza e la gravità del disturbo, ma anche il possibile percorso terapeutico.
Il ruolo del centro non termina con la diagnosi. Nei pazienti che necessitano di terapia CPAP o ventilatoria sono importanti adattamento, titolazione, scelta dell’interfaccia, controllo dell’aderenza, gestione degli effetti collaterali e follow-up. Questo passaggio è essenziale perché una terapia corretta sulla carta deve diventare sostenibile nella vita reale del paziente.
Approfondimenti: patente, bambini e condizioni associate
L’apnea notturna può avere conseguenze non solo sulla qualità del sonno, ma anche sulla sicurezza quotidiana, sulla capacità di mantenere attenzione e vigilanza e, in alcuni casi, su aspetti medico-legali, lavorativi o pediatrici. Questi temi devono essere valutati con attenzione, soprattutto quando il disturbo è associato a sonnolenza diurna, colpi di sonno, riduzione della concentrazione, comorbidità importanti o difficoltà respiratorie nel sonno osservate nei bambini.
Per questo motivo, nella valutazione dell’apnea notturna non conta soltanto il numero di eventi respiratori registrati durante l’esame, ma anche il quadro clinico complessivo del paziente: sintomi, gravità del disturbo, presenza di ipertensione, patologie cardiovascolari, disturbi metabolici, attività lavorativa svolta, età del paziente e risposta all’eventuale terapia.
Apnea notturna e patente di guida
La sonnolenza diurna legata alle apnee notturne può rappresentare un problema rilevante per la sicurezza alla guida. Nei pazienti con sospetta o diagnosticata apnea ostruttiva del sonno, soprattutto se moderata o severa, è importante valutare il rischio di colpi di sonno, la qualità del riposo e l’efficacia dell’eventuale trattamento.
Il tema della patente richiede una valutazione prudente e documentata, perché il rischio non dipende solo dalla diagnosi di apnea, ma anche dalla presenza di sonnolenza, dalla gravità del quadro clinico e dal controllo del disturbo attraverso un trattamento adeguato.
Per approfondire questo aspetto puoi leggere la guida dedicata: apnea notturna e patente di guida.
Apnea notturna, invalidità e riconoscimento clinico
In alcuni casi l’apnea notturna può avere un impatto significativo sulla salute generale, soprattutto quando si associa a sonnolenza importante, riduzione della qualità della vita, patologie cardiovascolari, ipertensione arteriosa, diabete o altre comorbidità.
L’eventuale valutazione medico-legale o il possibile riconoscimento di una condizione invalidante non dipendono però dalla sola presenza della diagnosi. È necessario considerare la gravità del disturbo, la documentazione clinica disponibile, i risultati della polisonnografia, le comorbidità presenti e l’impatto reale dei sintomi sulla vita quotidiana del paziente.
Per questo è importante che il percorso diagnostico sia accurato e che il referto descriva in modo chiaro la gravità del disturbo respiratorio del sonno, le eventuali desaturazioni, la presenza di sonnolenza diurna e le indicazioni terapeutiche.
Apnea notturna e lavoro
L’apnea notturna può interferire con la vita lavorativa quando provoca stanchezza persistente, riduzione dell’attenzione, difficoltà di concentrazione, sonnolenza o calo delle prestazioni durante il giorno. Questo aspetto è particolarmente importante per chi svolge attività che richiedono vigilanza continua, guida, uso di macchinari, turni notturni o responsabilità operative.
In questi casi non è sufficiente considerare solo l’indice di apnee e ipopnee rilevato durante l’esame. È necessario valutare anche i sintomi riferiti dal paziente, il tipo di attività lavorativa, le eventuali patologie associate e la risposta al trattamento.
Un corretto percorso diagnostico-terapeutico può contribuire a migliorare il riposo, ridurre la sonnolenza e aumentare la sicurezza nelle attività quotidiane e professionali. Quando indicata, la terapia deve essere monitorata nel tempo per verificarne efficacia, tollerabilità e aderenza.
Apnea notturna nei bambini
L’apnea notturna può interessare anche i bambini, ma in età pediatrica può presentarsi in modo diverso rispetto all’adulto. Oltre al russamento e alle pause respiratorie nel sonno, possono comparire sonno agitato, sudorazione notturna, respirazione orale, difficoltà di attenzione, irritabilità, scarso rendimento scolastico o alterazioni della crescita.
Nei bambini il disturbo può essere collegato a diversi fattori, tra cui aumento di volume di tonsille e adenoidi, ostruzione nasale, obesità pediatrica, conformazione cranio-facciale o altre condizioni respiratorie e neuromuscolari. La valutazione deve quindi essere sempre specifica per l’età pediatrica e non semplicemente sovrapposta a quella dell’adulto.
Per approfondire puoi leggere le guide dedicate: apnea pediatrica e polisonnografia nei bambini e disturbi del sonno nei bambini .
Domande frequenti sull’apnea notturna
Come capire se si soffre di apnea notturna?
Il sospetto nasce quando sono presenti russamento abituale, pause respiratorie osservate durante il sonno, risvegli con sensazione di soffocamento, sonno agitato, cefalea mattutina, stanchezza al risveglio o sonnolenza diurna. Questi sintomi non confermano da soli la diagnosi, ma indicano la necessità di una valutazione medica e, quando appropriato, di un esame del sonno come la polisonnografia.
Il russamento indica sempre apnea notturna?
No. Il russamento può essere semplice e non sempre corrisponde a un’apnea notturna. Diventa però più sospetto quando è intenso, frequente e associato a pause respiratorie, risvegli improvvisi, sonnolenza durante il giorno o sonno non ristoratore.
La saturimetria notturna basta per diagnosticare l’apnea?
Non sempre. La saturimetria notturna può evidenziare cali dell’ossigeno durante il sonno, ma non permette sempre di diagnosticare o escludere con precisione un’apnea notturna. Quando il sospetto clinico è elevato, può essere indicata una polisonnografia cardiorespiratoria o un esame più completo.
Quando è indicata la polisonnografia?
La polisonnografia è indicata quando sono presenti sintomi compatibili con apnea notturna, come russamento abituale, pause respiratorie osservate, sonnolenza diurna, risvegli con senso di soffocamento, cefalea mattutina o sonno non ristoratore. È particolarmente importante nei pazienti con obesità, ipertensione, aritmie, malattie cardiovascolari, diabete o disturbi respiratori cronici.
La CPAP va usata per sempre?
La CPAP è una terapia di controllo dell’apnea ostruttiva del sonno e funziona quando viene utilizzata correttamente durante il sonno. In molti pazienti con apnea moderata o severa può essere necessaria nel lungo periodo, ma la terapia deve essere rivalutata nel tempo in base a sintomi, peso corporeo, aderenza, follow-up e quadro clinico.
L’apnea notturna può essere pericolosa?
Sì, quando è significativa e non trattata, l’apnea notturna può favorire sonnolenza, riduzione dell’attenzione, maggiore rischio di colpi di sonno e peggioramento della qualità della vita. In alcuni pazienti può associarsi anche a un aumentato rischio cardiovascolare o al peggioramento di condizioni come ipertensione arteriosa, aritmie, diabete e malattie cardiache.
Fonte e riferimenti
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Sleep Apnea. National Heart, Lung, and Blood Institute – NHLBI [NHLBI]
Articolo pubblicato il 27/04/2023. Aggiornamento clinico del 26/05/2026
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